LINDJE PERENDIM LINDJE

EAST WEST EAST – VOLATA FINALE

VENERDÌ 5 APRILE 2019 h. 21:30


Lingua: Italiano
Formato: Digitale
Regia: Gjergj Xhuvani
Musica: Enrico Ruggeri

Nominato come Miglior Film in Lingua Straniera al 83rd Academy Awards

VENERDÌ 5 APRILE h. 21:30

Trama: Un ex campione di ciclismo albanese è incaricato dal governo ad allenare cinque atleti che devono rappresentare l’Albania in una gara di ciclismo in Francia. Il viaggio verso l’Ovest costituisce un fatto eccezionale e i ciclisti si preparano con grande trepidazione a godere del privilegio. Tuttavia a Trieste apprendono la notizia che in Albania il regime è caduto e il paese è in rivolta. Soli e sfiduciati, abbandonati al loro destino dai funzionari dell’ambasciata, decidono di affrontare in bicicletta il difficile ritorno in patria.  
Regia: Gjergj Xhuvani
Direttore di Fotografia: Roberta Allegrini
Collaboratori: Claudio M. Cutry, Sabina Kodra
Attori: Ndriçim Xhepa, Ervin Bejleri, Helidon Fino, Gentian Hazizi, Lulzim Zeqja, Shkumbin Istrefi, Nela Lucic, Valina Mucolli, Oni Pustina, Denalda Teli
Sceneggiatura: Gjergj Xhuvani, Dhimiter Xhuvani
Musica: Enrico Rugeri
Produzione: Arben Tasellari, Francesco Tagliabue
Anno: 2009
Durata: 100 min

EAST WEST EAST

1990: cos’era l’Ovest, se non un sogno filtrato nel bianconero dei programmi Rai che emozionavano le sere vuote di Tirana? Cos’era l’Est, se non la sospettosa vicinanza di chi si proclamava fratello di fede politica senza essere disposto a condividere nulla? 

E la somma di Ovest ed Est non dava forse come unico risultato l’abbandono di un intero popolo in gabbia, seduto sulla riva di un mare comune ma proibito, in attesa di qualcuno che volesse conoscerne il destino? 

La fatica delle biciclette di Ilo, Rrema, Gimi, Ceti, Tafa e Xhimondi è la lunga sofferta salita sul monte della libertà che il piccolo paese di Giorgio Scanderberg ha affrontato per crearsi una vita nuova negli anni in cui il secolo moriva. Ritta sui pedali, l’Albania ha combattuto una sfida impossibile, senza pubblico ad incitarla, su strade spesso sbarrate, gettando in campo la sua fame disordinata contro avversari ipernutriti, giocando i trucchi dei gregari oscuri, vincendo qualche tappa e non ancora la corsa. 

Volevamo raccontare un po’ di quegli anni non facili, il piacere per l’ingenuità dei giovani albanesi, il loro sconosciuto eroismo, la flebile voce delle loro ragioni, la tenacia che vince l’ostilità generale, i sogni di scaltrezza, i sorrisi che illuminano il buio, l’ostico studio di regole nuove, la loro enorme vogliosa gioiosa fatica di campare. 

Per farlo, è stato riportato il calendario all’indietro, al 1990. 

E’ stata creata una squadra di improvvisati ma determinati corridori lanciati nell’eldorado dell’Ovest e riportati nell’orgoglio dell’Est in tempo per conoscere i nuovi punti cardinali che il mondo si era dato abbattendo gli odiosi muri. 

Oltre la volata finale, mentre il sudore si stempera nell’aria limpida, i ciclisti albanesi trovano il trofeo accantonato per i migliori: voci che si chiamano, usci che si spalancano, nostalgie che si ricongiungono, fragranza di pane, profumo di cuori, di terra, di radici, braccia che si protendono e non resteranno mai più vuote. 

Gjergj Xhuvani e Francesco Tagliabue