NOTA DEL CURATORE

Albania, Si Gira! 2020

A partire da quest’anno, il Festival del Cinema Albanese “Albania, si Gira!”, inaugura un ciclo di tre edizioni che avranno come tema principale le “transizioni”. Abbiamo deciso di concentrarci su questo argomento per dare continuità alle questioni trattate nella passata edizione e dunque proseguire la riflessione sugli aspetti che hanno maggiormente caratterizzato le relazioni tra l’Albania e l’Italia. Traendo spunti dai dialoghi e dagli interventi fatti dagli ospiti durante la passata edizione del festival, ci siamo convinti che vi sono delle situazioni storiche che necessitano una maggiore attenzione. Le opere che abbiamo selezionato quest’anno riflettono soprattutto il modo in cui i cineasti albanesi hanno rappresentato lo stato di transitorietà dell’Albania in determinate epoche e il modo in cui l’Italia si relaziona a questi processi. La visione dei film ci aiuterà a comprendere quali sono le conseguenze a breve e a lungo termine che le transizioni temporali, territoriali e culturali hanno generato nella società albanese e come esse hanno condizionato i rapporti con l’Italia.

I film dell’edizione del 2020 narrano trame ambientate in un periodo che si estende dalla Seconda Guerra Mondiale fino alla più recente contemporaneità. Attraverso questi lavori, sarà possibile osservare come le fasi di passaggio tra l’occupazione italiana e quella tedesca, tra guerra e pace e tra il regime comunista e il sistema democratico hanno segnato la storia dell’Albania. Il nostro obbiettivo è esplorare le diverse sfaccettature delle relazioni italo-albanesi in questi momenti cruciali della storia. In particolare, ci interroghiamo sul modo in cui i film riflettono i cambiamenti dell’immaginario politico, sociale e geografico che hanno caratterizzato sia la società albanese sia quella italiana per capire come tali trasformazioni abbiano poi influito sul riassestamento delle reciproche percezioni. Le opere ci aiuteranno anche a comprendere come le transizioni contribuiscono a cambiare la narrazione degli eventi nel corso dei quali i film sono stati prodotti e la concezione dei periodi storici che gli autori hanno rappresentato sul grande schermo.   

Ogni trasformazione della struttura politica dell’Albania ha avuto delle conseguenze sulle possibilità degli albanesi di rapportarsi con l’esterno. Facendo un confronto tra i film prodotti nell’Albania comunista e quelli prodotti nel periodo post-comunista, si possono dedurre le differenze e le continuità che caratterizzano le aspirazioni degli albanesi in queste due epoche al fine di valutare il modo in cui l’Italia e gli italiani hanno contribuito alla realizzazione delle loro ambizioni. I film che sono stati prodotti tra gli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila costituiscono un’importante fonte per l’analisi della società albanese nella fase di passaggio tra la dittatura comunista e il sistema democratico. Le migrazioni, la corruzione, la dittatura e la violenza erano temi ricorrenti dei cineasti albanesi i quali hanno altresì rappresentato il rifiuto e il disprezzo che molte persone ostentavano verso questa realtà. L’edizione del 2020 mostrerà al pubblico alcune opere essenziali del cinema albanese post-comunista creando così le premesse per un dibattito e una riflessione aperta sulle conseguenze sociali e culturali scaturite dalle transizioni degli anni Novanta che sono, in parte, tutt’ora tangibili. 

La fine della dittatura ha rappresentato per italiani e albanesi l’inizio di una nuova fase di incontri. Così come in passato, nel contesto di queste relazioni, si sono sviluppate diverse forme di socialità che hanno a loro volta contribuito a generare una cultura comune. Fanno parte di questo bagaglio anche le diverse co-produzioni cinematografiche italo-albanesi che sono state realizzate a partire dagli anni Novanta. L’aspetto interessante dei film italo-albanesi, non consiste solo nel fatto che essi trattano in modo diretto i temi della transizione. Il cinema è un’arte collettiva e spesso un paesaggio o una storia immaginata in Albania viene girata in Italia e vice-versa. Questi film costituiscono il superamento dello sguardo soggettivo e sono una concreta testimonianza della formazione di un punto di vista plurisoggettivo in cui la transitorietà tra i due contesti sociali e culturali non rappresenta un’eccezione, ma tende a diventare una prassi. Le produzioni cinematografiche forniscono importanti suggerimenti su come pensare a una socialità che sia allo stesso tempo consapevole, ma non soggiogata dai retaggi del Ventesimo secolo. Ci auguriamo che il festival possa contribuire alla conoscenza del cinema, degli autori e delle storie che li hanno ispirati. 

Buona visione!